27

Oggi è il 27. Un 27 qualsiasi. Un 27 come tanti.
Non smetterò mai di notare i 27.

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È così?

Non ho smesso di pensarti,
vorrei tanto dirtelo.
Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,
che mi manchi
e che ti penso.
Ma non ti cerco.
Non ti scrivo neppure ciao.
Non so come stai.
E mi manca saperlo.
Hai progetti?
Hai sorriso oggi?
Cos’hai sognato?
Esci?
Dove vai?
Hai dei sogni?
Hai mangiato?
Mi piacerebbe riuscire a cercarti.
Ma non ne ho la forza.
E neanche tu ne hai.
Ed allora restiamo ad aspettarci invano.
E pensiamoci.
E ricordami.
E ricordati che ti penso,
che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,
che scrivo di te.
E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.
Ed io ti penso
ma non ti cerco.

Charles Bukowski

È così anche per te? Se è così, e non mi cerchi, o sei Bukowski o sei un idiota.

Condividere

Ciò che amavo di più, nella vita di coppia – a parte lui, la mia Persona – era la condivisione.

Era come se mi fossi preparata per tutta la vita a condividere con lui una miriade infinita di cose. Persino oggetti comprati anni prima, quelli che magari un giorno serviranno, venivano evocati per un’esigenza mai sentita fino a quel momento, ed eccoli, erano lì, li avevo. Da un paio di ciabatte a un berretto di lana, da un tappetino per il mouse a un portapenne, da una lampada da scrivania a un accappatoio di spugna.
Era tutto lì, che lo aspettava. Insieme alla gioia di aprire quei cassetti, quelle scatole, quelle ante.

Ogni città amata, ho voluto rivederla con lui, ogni cibo preferito ho voluto farglielo scoprire, ogni viaggio, ogni libro, ogni film, ogni spettacolo, ogni persona, ogni pezzo della mia vita ha trovato il suo posto, nel momento in cui ho potuto condividerlo con lui.
Come se mi fosse sempre mancato qualcosa, e finalmente l’avessi trovata.
E allora, come fanno i bimbi quando una persona gli piace, che le vogliono far vedere tutti i loro giocattoli, la loro stanza, i loro disegni, i loro voti a scuola, i loro animali e i loro pupazzi, anche io gli vorticavo attorno con tutto il mio mondo.
“Tieni, è tutto tuo” gli dicevo, offrendoglielo a mani aperte. “L’ho tenuto in serbo per te”.
Ed era proprio così.
Forse sembravo una bimba, forse era troppo o forse facevo solo tenerezza. Ma per qualche anno, la mia lunga attesa ha avuto un senso.
Perché io ero tutto quello. E lui mi aveva scelta.

È questo che mi manca di più: condividere.
Era bello. Eravamo belli, insieme.

Lontano

Mi sembri già così lontano.
Non riesco più a immaginarci insieme, se non nei ricordi.
E sono sempre meno le parole in serbo per te. Sempre meno la voglia di dirtele, di scriverti.
Come se tu fossi ormai un estraneo.

Quanto durerà questa sensazione? Resterà così? È solo una reazione che nasconde il dolore e l’amore che forse c’è ancora? O si tramuterà in indifferenza?
È molto triste. Molto.
Mai avrei pensato, un giorno, di pensarti così altro da me.